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Questo luogo qua per me è il mio castello, dove puoi, non tanto fare quello che vuoi, ma dove posso avere una mia intimità, esprimere me stesso, magari ti siedi lì, parole crociate... o mi siedo lì, fumo la sigaretta e penso domani faccio quello, potrei fare quello, sai di predisporti un po' la giornata. Poi l'indomani faccio tutt'altre cose.

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Gli altri possono pensare che faccio il guardiano, che non ho la casa, che sono un deficiente o che non voglio pagare le tasse; dà adito a mille pensieri una sistemazione come questa. Però, piuttosto che pensare alle sfumature, gli estranei potrebbero parlare con me attorno ad un tavolo e chiedermi.

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Quando sono uscito, vedi, non ero diffidente, di più. Non davo fiducia neanche se mi davi cento euro in mano. Ero squadrato, abituato a vivere in uno spazio come questo, ma di cemento, con una persona che non sai chi è, a dividere lo spazio, perchè anche se sei in cella da quattro o cinque anni non sai mai chi hai di fronte.

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Te li prendo gli attrezzi da lavoro. Posso metterti la vanga e il badile anche. Sono: una piantatrice, quella rossa, la so usare molto bene, la forbice per potare e un seghetto per tagliare.

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Io evito, perchè sennò menerei dal mattino alla sera. Ce n'è due o tre che mi stanno proprio qua: bel viso a cattivo gioco.

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Mi chiedi del mio futuro?

È lo scheletro di una casa in costruzione; là dove c'è la gru. C'è solo tutta la struttura, l'intelaiatura. Ha le basi solide ed è da chiudere con i muri. Manca tutto il resto.

Sei contento della risposta che ti ho dato?

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Ho saputo di questo posto tramite uno straniero. Una volta è venuto alla mia tenda e mi ha detto: Perchè stai in tenda? Vai là, il posto è tranquillo. Lo sono venuto a vedere, ho trovato questa stanza, ho detto: E' meglio della tenda. Dopo c'ho fatto la stufa, era d'inverno, con la canna fumaria che esce dall'altra parte, si stava bene.

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Ho abitato in una stanza un paio d'anni. Prima dell'ultimo dell'anno siamo venuti qua io e la santerellina, dopo siamo entrati abusivi in un appartamento in via... adesso non mi ricordo più la via, l'unica casa popolare che c'è, lì. Ci hanno fatto passare l'ultimo dell'anno, l'epifania lì. Dopo son venuti i vigili e ci hanno buttato, m'hanno buttato fuori, perchè lei non c'era.

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La notte qui venivano due o tre ragazzi, passavano quando ero in stanza, curiosavano in giro per vedere. Non lo so se erano quelli che ci dormivano prima, perchè son venuti qua, sapevano che c'era questa stanza, arrivavano qua direttamente. Allora c'avevo messo la catena, chiusa dall'interno, son stati qua un po' e sono andati via, non hanno fatto casino per niente.

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Quando facevo il lavoro di spelare i fili per guadagnare qualcosa, andavo nelle isole ecologiche a cattar su i fili e dopo li spelavo qua. Quelli son tutti sacchi di fili spelati, qualche cartone di vino quando bevevo. Ne ho spelati quintali di fili.

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Quando i miei sono morti mi sono trovato in una situazione con i miei fratelli che c'era sempre da dire. Basta - ho detto - non li sopporto più. Basta. Essere fuori di casa: Dove vai adesso? ho pensato. Ho fatto una notte a dormire in macchina ma non ce la faccio. Ho detto: Dove vado? e allora l'unica soluzione era la cantina libera. Passerò qualche notte in cantina - mi son detto - e dopo cerchiamo di trovar qualcosa di meglio.

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Ero arrivato al punto che non pagavo più niente e via, anche se lavoravo e i soldi non mi mancavano. Avevo preso, come si dice, una brutta abitudine: via dal lavoro, il bar. In casa ci andavo solo per lavarmi e dormire e guardare un'oretta di televisione, perchè arrivavo a casa marcio. Una mattina mi son svegliato ed avevo dormito per terra sopra le bottiglie.